Una relazione d'amore è un'avventura

05.02.2019

Come nella vita, in un'avventura ci sono speranza, impegno, promessa e incognite. Le relazioni non sono «lavoro» in se stesse, come spesso ci capita di sentire. Capisco quello che si vuol cercare di trasmettere quando le si definisce così e, certo, tutte le relazioni, come tutte le avventure, sono un continuo lavoro d'amore. Ma dato che i più fanno ancora equivalere la parola «lavoro» alla parola «fatica», etichettare in questo modo una relazione non è saggio.

Questo passo è tratto da L'arte di far accadere le cose, di Mike Dooley, una bellissima e illuminante lettura che consiglio a tutti, nella quale l'autore conduce il lettore verso la scoperta del proprio potere personale, verso l'importanza dell'assumersi le proprie responsabilità, suggerendo come un nuovo modo di affrontare le cose del mondo possa consentire di scoprire nuove opportunità.

Ma voglio lasciare spazio alla voce dell'autore, perché le sue parole mi sembrano particolarmente chiara e significative.

Credere fermamente in una cosa qualsiasi, compresa l'assunzione che le relazioni siano «lavoro», creerà quella realtà. La verità è che una relazione non ha caratteristiche fino a che le persone che la vivono non la definiscono. Non sono facili o difficili, faticose o appaganti, lavoro o gioco, fino a che qualcuno non lo afferma. La verità più grande non è che le relazioni sono questo, quello o quell'altro; è che sono gli individui che creano le relazioni a vederle come questo, quello o quell'altro, e dunque così esse diventano. Invece che lavorare sulla relazione, ciascuno dovrebbe lavorare consapevolmente sulla propria percezione della vita, e questo indipendentemente dal fatto che stia vivendo o meno un rapporto di coppia. Le relazioni creano una fantastica opportunità proprio di fare ciò, perché spesso il partner svela le forze o le debolezze, le comprensioni e i fraintendimenti dell'altro.

Non è la relazione a essere un lavoro; è il fatto che essa crea le condizioni ideali per arrivare a conoscerci. Se questo «lavoro» diventa arduo e ne viene data la colpa alla relazione, invece che essere visto come un passo avanti nella comprensione di se stessi, si imputeranno erroneamente queste sofferenze sempre più grandi alla relazione stessa, senza capire che essa stimola il naturale e inevitabile risveglio alla verità e all'autoscoperta. Tali pensieri coloreranno poi le future relazioni della stessa tonalità, come laboratori di dolore, rendendole perciò laboratori di dolore. I pensieri diventano cose."