Conflitto: né vincitori né vinti

07.11.2017

Il successo di una relazione non deriva dall'assenza di conflitti, ma dall'uso di modalità efficaci per la loro risoluzione.

Anche se è piuttosto diffusa l'idea secondo la qualeun rapporto, per essere positivo, non debba contenere traccia di conflitti, e che l'assenza di conflitti sia una "prova" del fatto che una relazione funziona bene, le cose non stanno sempre così.

Secondo Thomas Gordon, uno dei massimi esperti della comunicazione efficace, il vero problema, infatti, non è tanto l'esistenza dei conflitti in sé, quanto il numero di conflitti non risolti ed i metodi impiegati per risolverli.

I conflitti rappresentano, del resto, una componente normale o "fisiologica" di tutte le relazioni, anche delle migliori, ma i veri problemi sorgono quando le persone coinvolte nel conflitto non hanno gli strumenti adeguati per far fronte ad una situazione conflittuale.

Tutto dipende dalle strategie usate per la loro gestione: se si usano strategie costruttive e si coopera per arrivare ad una soluzione condivisa da entrambi o per lo meno soddisfacente, allora il conflitto sarà stato positivo.

All'interno della coppia, in particolare, il conflitto può essere particolarmente costruttivo, in quanto rappresenta una componente importante del processo di crescita e di accettazione delle diversità dell'altro, sempre che le modalità di espressione e di gestione del conflitto non si irrigidiscano, fino a diventare la principale componente della disfunzionalità della coppia.

Il conflitto è di per sé un fattore positivo: mette gli individui nella condizione di arricchire il proprio patrimonio personale; è una fonte di crescita di conoscenza; arricchisce il panorama mentale delle persone.

Si tratta però di trasformare il conflitto in un "confronto" dove non ci sono né vincitori né vinti, lavorando soprattutto sull'ascolto e sulla comunicazione in generale, e in particolar modo e sulla propria assertività.